Il Mito Della Sindrome Premestruale

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“Tachina Lee” by Unsplash

Si sa che le donne diventano un po’ instabili subito prima dell’inizio del ciclo. Quest’idea è così diffusa che sono stati condotti innumerevoli studi in merito, e questi studi hanno messo in evidenza una correlazione fra il ciclo ormonale femminile e diversi “sintomi” come irritabilità, irrazionalità, impulsività, depressione, ansia, ecc.

Fu così che nacque la cosiddetta Sindrome Premestruale, per dare autorità a tutte queste interessanti assunzioni. Ma cos’è, davvero, scientificamente parlando, la sindrome premestruale?

Beh, questo è discutibile. Secondo wikipedia, sarebbe “una complessa sintomatologia fisica e mentale che si attiverebbe nelle donne in corrispondenza dei giorni immediatamente precedenti le mestruazioni.” Mi piace l’uso del condizionale.

Fra i sintomi psichici della sindrome premestruale, wikipedia inserisce “irritabilità e variabilità dell’umore; voglia di piangere; depressione; diminuzione della libido; astenia; difficoltà di concentrazione” e, il mio preferito in assoluto, “livello di sopportazione diminuito/azzerato”.

Tutto questo è estremamente interessante perché è esattamente tutto ciò che provo ogni volta che mi imbatto in qualche studio sulla PMS o consiglio su come affrontarla.

Non sarà che dovrebbe esserci anche una Sindrome da Sindrome Pre-Mestruale? Io vedo già la definizione: “una complessa sintomatologia fisica e psicologica che si attiverebbe nelle donne in risposta all’esposizione a informazioni di tipo divulgativo o medico a proposito della Sindrome Premestruale”. Io ce l’ho di sicuro. E penso che se facciamo uno studio per bene come i bravi scienziati che hanno scoperto la PMS riusciamo anche a farla inserire nel DSM.

Altre definizioni includono, oltre ai “sintomi” già citati, anche l’“insonnia”, e, rullo di tamburi, “attacchi di fame anche incontrollabili con voglia di alimenti anche dolci”. Ebbene sì, anche prima del ciclo, si può verificare nel volubile sesso femminile il fenomeno dell’appetito. Mi chiedo quale sia la sua funzione evolutiva? Tipo, sopravvivere? E con quale precisione sono stati condotti questi studi! Pensate che hanno individuato addirittura un trend sul tipo di alimenti preferiti dalle donne in questa fase del ciclo, il che, ovviamente, è un sintomo, perché reca disagio alle pazienti…

Un attimo, in che modo la voglia “incontrollabile” di mangiare con desiderio di alimenti dolci causa un disagio esattamente? Insomma, purché siano disponibili alimenti (anche dolci, attenzione) da consumare al momento dell’“incontrollabile attacco” non vedo quale sia il problema; e se gli alimenti non fossero disponibili, non avrebbe nulla a che fare col ciclo mestruale.

Vorrei aggiungere anche l'”instabilità del comportamento” alla lunga lista dei possibili sintomi psichici della PMS. Mi chiedo quale sia la definizione di “comportamento stabile”…

Un’altra definizione di PMS azzarda addirittura una possibile relazione causale fra questi sintomi (molto curiosi o molto comuni) e il ciclo mestruale. Le “indisposizioni” di queste donne deriverebbero dal “fallimento della gravidanza”. Ebbene sì. Siccome noi donne siamo macchine sforna-bambini e questo è lo scopo principale della nostra vita, quando non siamo incinte il nostro corpo si infuria, il che naturalmente degenera in un incontrollabile e irrefrenabile desiderio di cioccolata.

Ammesso e non concesso che ci sia una correlazione fra questi sintomi e il ciclo, è interessante notare che, se le si cerca con convinzione, vengono fuori le correlazioni più assurde – ad esempio quella fra l’utilizzo di Internet Explorer e l’omicidio (comprensibile).

Nonostante la PMS sia un fenomeno poco chiaro – lo dice anche il nome, una sindrome è un “complesso più o meno caratteristico di sintomi, senza però un preciso riferimento alle sue cause e al meccanismo di comparsa” – appare essere molto diffuso. Il 70% delle donne avrebbero sintomi da lievi a moderati e il 10% severi. Secondo altri addirittura l’85%. Secondo altri ancora l’80%. Ma ecco che scendiamo al 25% della popolazione femminile italiana “in età fertile” (anche perché se non hai più le mestruazioni come fai ad avere una sindrome prima delle mestruazioni?).

Eppure da un punto di vista scientifico, ancora una volta, non è mai stata provata alcuna relazione di causalità fra i cosiddetti “sbalzi ormonali” del ciclo e i “sintomi” della PMS. In effetti, “dopo 5 decenni di ricerche, non c’è nemmeno un forte consenso sulla definizione, la causa, il trattamento, o perfino l’esistenza della PMS”, come ci spiega la psicologa Robyn Stein DeLuca (P.h.D.) nel suo illuminante TED talk.

La dottoressa argomenta che, poiché sono stati utilizzati oltre 150 diversi sintomi per diagnosticare la PMS, “il mio cane potrebbe avere la PMS”. Questo naturalmente non significa che una donna non possa manifestare qualche sintomo o disagio prima dell’inizio del ciclo, ma “questo non è abbastanza per diagnosticare un disturbo mentale”. (La PMS infatti è stata inclusa nel DSM).

Quando, nel 1994, la PMS è stata ridefinita come PMDD (Sindrome Disforica Premestruale) sono per la prima volta stati chiariti i criteri diagnostici di questo disturbo. Devono essere presenti almeno 5 fra 11 possibili sintomi, questi devono presentarsi nel corso della settimana prima dell’inizio del ciclo e alleviarsi fino a sparire del tutto dopo la fine delle mestruazioni. Si precisa inoltre che il PMDD è qualcosa di più di un semplice aggravamento di disturbi preesistenti.

Sfruttando questi precisi e definiti criteri in luogo di una vaga definizione di PMS derivata da ricerche limitate la percentuale delle donne che ne soffrono scende drasticamente al 3-5% (2-5% secondo altri, 3-8% negli USA).

I media però continuano a trasmettere il messaggio che la PMS esista (questa definizione così vaga è ormai obsoleta) e riguardi quasi tutte le donne se non la maggior parte, il che è inverosimile. Dopotutto, il ciclo mestruale è un fenomeno fisiologico e la nozione che in quasi tutti i casi sia connesso a se non addirittura causa di un disturbo psichiatrico è controintuitiva.

DeLuca precisa, inoltre, che studi hanno dimostrato che l’idea preponderante che la PMS esista e sia molto diffusa influenza le donne coinvolte in questi studi. E questo non avviene perché le donne sono fragili e ingenue creature, ma semplicemente perché è molto più facile credere di avere la PMS quando la sua definizione è così malleabile, e quando si trovano così tante informazioni in merito e sulle possibili cure che sembra che tutte ne siano affette. È un po’ come l’effetto placebo, se credi che ti farà bene, lo farà. Esiste anche l’effetto nocebo, se credi che ti farà male, lo farà. Entrambi sono stati provati e in tutti i sessi.

Purtroppo il mito della Sindrome Premestruale non è affatto innocuo. Prima di tutto contribuisce a perpetuare stereotipi offensivi sulla donna etichettandola come (anche se periodicamente) volubile, irascibile, inaffidabile, incoerente, instabile. D’altra parte, rafforza l’idea che ci sia qualcosa di intrinsecamente patologico nella sessualità, ma solo quella femminile. Trasforma un fatto biologico in una malattia mentale.

Dice DeLuca, quando sei un datore di lavoro e cerchi il miglior candidato per una promozione, pensi a qualcuno di razionale, attendibile, coerente, responsabile – tutto quello che quasi tutte le donne in teoria non sarebbero ben 12 volte l’anno per circa 6 giorni, per un totale di più di un mese l’anno.

Il mito della PMS offre, inoltre, una veloce soluzione-cerotto a qualunque problema una donna possa avere che le causa stress in questa fase del ciclo (come in tutte le altre). Siccome, infatti, la maggior parte delle persone credono che la PMS esista e ignorano le più attendibili statistiche al riguardo, è facile attribuire i propri problemi in un dato momento alla “PMS” e dimenticarsene, ignorando le possibili vere cause – come ad esempio una relazione tossica, le discriminazioni quotidiane, un problema sul lavoro, ecc.

Si può concludere che il mito della PMS gioca un ruolo importante nella perpetuazione e nel mantenimento degli stereotipi di genere, che danneggiano le donne a vantaggio degli uomini.

Vorrei concludere con le parole di DeLuca, perché da lei ho imparato queste preziose verità. Premesso che non c’è niente di male ad avere un problema mentale o una malattia psichiatrica ma c’è di male a far passare quasi tutte le donne per persone instabili: “la buona notizia della Sindrome Premestruale è che mentre alcune donne hanno alcuni sintomi per via del ciclo mestruale, la stragrande maggioranza non ha alcun problema mentale”.

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Il Femminismo E I Femminifobici

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“Rosie The Riveter” – Flickr

Il femminismo.

(Non è un insulto).

Il femminismo è questa bella cosa che dice che tutti gli individui appartenenti alla specie umana, per il solo fatto di appartenere alla specie umana e senza doti aggiuntive, sono meritevoli di uguale rispetto e hanno pari valore.

Uno degli argomenti più comuni degli attimorati del femminismo è che “non è vero che siamo tutti uguali; gli uomini sono più portati per alcune cose e le donne per altre”.

Questo argomento è fuorviante per diversi motivi.

Prima di tutto, il femminismo non sostiene che siamo tutti uguali, il femminismo supporta l’idea che tutti siamo dello stesso valore, non ci sono persone più meritevoli di rispetto di altre, tutti meritiamo rispetto allo stesso modo in quanto esseri umani, fine.

Le così tanto citate “differenze biologiche ed anatomiche” sono frutto di una visione estremamente restrittiva del concetto di genere. Per lo scopo di questo post basti pensare che l’identità di genere non coincide con il genere assegnato alla nascita: non tutte le donne hanno le ovaie e non tutti gli uomini hanno i testicoli. Se così fosse dovremmo pensare che una donna che ha subito un’isterectomia o un’ovariectomia non è più una donna. Se così fosse tutte le persone che presentano condizioni di intersessualità non potrebbero definirsi né uomini né donne. Se così fosse i transgender non esisterebbero. Dal momento però che tutte queste persone esistono (e sono abbastanza) non possiamo annullare le loro – variabilissime – identità di genere, e costringerli a scegliere un genere di appartenenza che non sentono proprio.

Per questo motivo non possiamo dire che le donne sono meno portate per la guida – se intendiamo con ciò che le persone portatrici di utero e ovaie sono geneticamente meno predisposte per la guida – perché ci sono donne che non hanno un corredo cromosomico 46,XX, ma ad esempio 46,XY, o qualunque condizione di intersessualità.

Ammesso e non concesso che tutte o la maggior parte delle donne siano portatrici di due geni X e utero e ovaie (le due cose non sempre coincidono) non ci sono così tanti studi scientifici e accuratamente condotti su campioni statisticamente significativi che ci permettano di asserire che le donne come genere sono più portate per una serie selettiva e specifica di attività rispetto ad un’altra serie altrettanto specifica e selettiva di attività per cui invece sono più portati gli uomini (questi sono stereotipi).

Per chi ancora sta pensando che gli uomini sono evidentemente più portati, ad esempio, per il sollevamento pesi. Quali uomini? Gli individui che hanno un cromosoma X e un cromosoma Y o quelli che hanno certi livelli di testosterone nel loro sangue? Perché non tutti gli uomini hanno un cromosoma X e un cromosoma Y, e non tutti gli uomini che hanno un cromosoma X e un cromosoma Y hanno determinati livelli di testosterone nel loro sangue. Le persone transgender nate con corredo cromosomico 46,XX che fanno terapie ormonali avranno livelli di testosterone molto simili a quelli degli individui con corredo 46,XY.

Il problema, dunque, non è che a noi donne non piace l’idea di avere una massa muscolare meno sviluppata, in effetti non potrebbe interessarci meno, ma piuttosto che state sbagliando a definire chi è un uomo e chi è una donna, prendendovi dei permessi che non spettano a voi ma ai singoli individui. Soltanto una persona può conoscere la propria identità di genere, ed è incredibilmente arrogante e presuntuoso da parte di chiunque eleggersi a definitore dell’identità di genere di qualcun altro. Tu conosci soltanto la tua identità di genere, e non la mia.

Ciò detto, se anche un certo gruppo di persone con certe caratteristiche anatomiche e genetiche fosse davvero più portato per una certa attività piuttosto che un’altra, in che modo questo ha a che fare col suo valore come persona e il rispetto che merita? Silvia che è più portata per guidare le auto merita più rispetto di Marco che non è molto portato, ma è bravissimo nel cucito?

Il punto è dunque, che il femminismo non ha nulla a che fare con le attività che alle persone piace svolgere o quelle per cui i singoli individui o gli individui che condividono certe caratteristiche genetiche sono più o meno portati. Ha a che fare col rispetto dell’essere umano in quanto individuo appartenete a una specie capace (a volte) di sviluppare e rispettare valori positivi e una morale.

Altro comune argomento dei femminifobici è che “il femminismo non serve perché le donne hanno pari diritti”. No. No, le donne non hanno affatto pari diritti. Questo argomento dimostra una visione restrittiva di cosa è un diritto. Da un punto di vista giuridico e politico, le donne hanno conquistato molti diritti che prima non avevano, ad esempio il diritto di voto (e smettetela di tirarlo fuori ogni volta che si parla di femminismo, il femminismo è molto altro). Questo non è abbastanza per affermare che la parità dei sessi è stata raggiunta. A noi femministi piace interpretare il diritto in maniera non giuridica, ma scientifica, quasi universale. Ad esempio, tu non hai il diritto di picchiare o abusare in alcun modo di me, tanto meno se io appartengo a un gruppo di persone che subiscono discriminazioni –  nel qual caso il tuo abuso è a sfondo discriminatorio (che tu ne avessi l’intenzione o meno).

Eppure accade molto spesso che le donne vengano abusate, basti notare che in italiano abbiamo inventato il termine “femminicidioperché ci serve, e non perché ci piaccia.

Dunque sebbene tu non abbia il diritto di abusarmi, perché la legge te lo impedisce, e ti punisce se lo fai, in effetti poi tu lo fai – e anche parecchio spesso. Per cui ecco cosa intendiamo noi femministi per diritto al rispetto e alla sicurezza e a non essere gravemente discriminati e abusati: intendiamo il diritto effettivo, e non quello giuridico. Questo non vuol dire che siamo degli utopisti che sanno solo lamentarsi, stiamo solo affermando che vorremmo vivere in una società in cui per una donna subire abusi non sia così probabile, ma diciamo meno probabile, molto meno probabile, da un punto di vista statistico. Non mi sembra un’affermazione così utopistica, considerando quanto è probabile essere abusati se si è donna in Italia.

Questo è il problema per cui l’argomento dei negazionisti femminifobici non funziona, perché sbagliano nel definire il concetto di diritto, come avevano sbagliato prima nel definire il concetto di genere.

Il negazionismo non ci aiuta, non ci serve, i problemi non verranno risolti negandoli, e qui il mio intento non è di risolverli, ma semplicemente di accettarli, e metterli sotto i riflettori in modo che nessuno possa più negarli.

Un altro aspetto essenziale e molto trascurato del femminismo è l’intersezionalismo. Il femminismo è una lotta attiva contro tutte le forme di oppressione, nessuna esclusa.

L’intersezionalismo è essenziale perché l’obiettivo è l’uguaglianza (uguali diritti, uguale rispetto, uguale merito, non uguale corredo cromosomico) – quindi lungi da noi femministi volerci concentrare sulle (adorabili e rispettabilissime) donne bianche eterosessuali con due cromosomi X.

Siamo interessati dunque ai modi in cui le discriminazioni razziali e sessuali si incrociano con tutte le altre – perché questo accade tutto il tempo. Le donne omosessuali sono più discriminate delle donne eterosessuali, le donne di colore più delle bianche, e così via.

Per concludere, ecco un elenco delle caratteristiche che rendono una persona privilegiata, partendo dalla premessa che questo non rende la persona privilegiata il mostro di Loch Ness, a meno che non faccia abuso dei suoi privilegi o non si rifiuti di riconoscerli (nel qual caso è il mostro di Loch Ness – si scherza).

  • Genere maschile
  • Colore della pelle bianco
  • Essere fisicamente abile
  • Essere credente nella fede cristiana (spesso)
  • Essere eterosessuale
  • Essere cisgender (significa che sei d’accordo coi medici che quando sei nato hanno deciso che eri donna o uomo)
  • Inserire qualunque altra cosa io abbia dimenticato

Lo scopo di questo blog è dire le cose come stanno, osservare i fatti basati su dati statisticamente significativi, e riportarli senza mezzi termini. Le scienze sociali non saranno scienze esatte, e ci sarà sempre chi dirà che “chissà questi studi come sono stati condotti e se sono attendibili”, ma per quanto ci riguarda non solo sono scienze abbastanza esatte ma sono anche il meglio che abbiamo – e non pensiamo che siano così tanto fuorvianti come i negazionisti vogliono farci credere.