3 Comuni Argomenti Antifemministi

Io adoro sentir dire “tutti possono essere femministi, femminista è chi sostiene la parità dei sessi”, perché mi rincuora sapere che c’è chi ha capito che il femminismo non è femmefatalismo* – non si tratta di un gruppo di donne pazze che vogliono sterminare il genere maschile.

Il problema è che spesso sento fare questo discorso al solo fine di autonominarsi speciale arbitro super partes in una ipotetica guerra bidirezionale – donne contro uomini e uomini contro donne. È facile mettere le mani avanti, “attenzione, sono femminista ma non sono di quelle pazze, io sostengo la parità dei sessi! Siamo tutti uguali!”.

Ma non dimentichiamo che essere neutrali in situazioni di ingiustizia significa scegliere la parte dell’oppressore (Desmond Tutu).

Intendiamoci, questo è vero, il femminismo si può definire – anche se non è la mia definizione preferita – come “movimento che promuove la parità economica, sociale e politica fra i sessi”. Il che è quanto meno largamente insufficiente.

Questo mondo è – che vi piaccia o meno, e mi auguro non piaccia a nessuno – diviso in oppressori e oppressi, perciò è naturale e probabile che chi dà voce agli oppressi non sia apprezzato dagli oppressori, e spesso nemmeno dagli oppressi.

Eppure è umano voler essere apprezzati da TUTTI, e farlo è estremamente semplice, basta porsi ad arbitro super partes. Se non prendi posizione, non ti inimicherai nessuno e non avrai tanti hater. Ma sai cos’altro non farai? Non aiuterai nessuno, nemmeno te stessa-o.

Se ti limiti a dire che il femminismo è per la parità e il femminismo è per tutti, ed elenchi una serie di ragioni per cui ti distingui da certe femministe (femmine, chiaro) davvero malvagie e ignoranti, sarebbe più opportuno che ti definissi umanista – come fanno quelli che non hanno capito l’oppressione.

Sì, il femminismo “sostiene la parità dei sessi”.

Ma perché non spingersi un po’ oltre, e dire un po’ di cose meno popolari?

La sostiene perché non è stata raggiunta. Non è stata raggiunta perché ci sono diversi sistemi di oppressione che pongono alcuni gruppi di persone su un livello gerarchicamente superiore rispetto ad altri. 

E perché non osare un po’ di più?

Questi gruppi privilegiati sono i bianchi, gli uomini, gli abili, gli eterosessuali, gli adulti, i cisgender, ed altri.

Il femminismo combatte contro queste forme di oppressione allo scopo di distruggerle. È ancora vero che “sostiene la parità dei sessi”, ma adesso questo non suona forse un po’ riduttivo?

Questa è una definizione di femminismo a prova di misogino. Quasi tutte le persone hanno bias impliciti sessisti e di altro tipo – è inevitabile, perché ce li inculcano dalla nascita – e affermerebbero senza problemi che la parità dei sessi è cosa giusta e buona. Queste persone, in cui credo, sono comunque parte del problema, perché non sono a conoscenza dei modi in cui l’oppressione si verifica né sanno cosa possono fare per combatterla.

A quale uomo darebbe fastidio sentir dire “il femminismo sostiene la parità dei sessi”? … Ok, forse ad alcuni (pochi). Il numero di uomini (e donne!) infastiditi però aumenta esponenzialmente se aggiungiamo anche soltanto “per combattere la misoginia”. La prima cosa che ti dicono è “e la misandria“.

E lo capisco, è brutto inimicarsi tanti uomini – e tante donne – tutti insieme, ma è un rischio che penso valga la pena di correre anche solo semplicemente per amor di verità. Perché è vero che il sessismo si verifica ai danni delle donne, per oppressione si intende l’oppressione delle donne, per violenza di genere si intende la violenza contro le donne.

Lo so, la parola donne ripetuta così di frequente infastidisce molti. Ma non starò lì a ripetere “parità” e usare improbabili giri di parole per dire le cose in modo da non indispettire nessuno, questo non è femminismo. Il femminismo si chiama femminismo per un motivo – valido.

Di solito a questo punto mi vengono proposte una serie di fallacie del tipo:

“Sì ma c’è anche la violenza contro gli uomini”;

“Sì ma ci sono anche le discriminazioni contro i bianchi, infatti una volta quel rapper bianco…”;

“Ma per gli uomini è molto più difficile ottenere la custodia dei figli!”;

“Ma alle vere femministe importa degli uomini e delle discriminazioni contro gli uomini!”.

Queste critiche, per quanto separate dal contesto siano (spesso) vere, nascono da un’interpretazione sbagliata del concetto di oppressione e del femminismo e in ultima analisi non aiutano nessuno. In genere appartengono a una di queste 3 categorie.

#1 L’Argomento Fantoccio Dell’Oppressione Inversa

A questo proposito ho tradotto un articolo illuminante di Everyday Feminism in cui Melissa Fabello spiega in modo chiaro e semplice perché l’oppressione inversa non può esistere. Ne riprendo qui soltanto i concetti di base.

Uno stereotipo è “l’assunzione – infondata e arbitraria – che un gruppo abbia determinate caratteristiche”un pregiudizio è “l’avversione per un gruppo basata su quegli stereotipi” e discriminare significa “negare l’accesso a risorse sulla base di quei pregiudizi”. L’oppressione, infine, “è tutto questo e la violenza istituzionale e la cancellazione sistematica”.

Il punto cruciale dell’articolo è che mentre tutti possono essere ridotti a stereotipi, vittime di pregiudizi e discriminazioni, solo determinati gruppi di persone sono oppressi.

L’oppressione, infatti, è “un tipo peculiare di problema”, ha delle caratteristiche uniche che rendono impossibile l’esistenza di una ipotetica oppressione inversa, per definizione.

L’oppressione è sistemica, restrittiva e gerarchica. Si basa sull’idea che un gruppo sia in cima alla piramide sociale – il che relega tutti gli altri ad una posizione di inferiorità.

E il sessismo è una forma di oppressione. Ma prendiamo ad esempio il razzismo. Il razzismo è una forma di oppressione, questo significa che ai caucasici è ingiustamente attribuita una posizione sociale gerarchicamente superiore rispetto a tutti gli altri gruppi: per questo non può esistere l’oppressione dei caucasici. L’oppressione, chiamiamola così, “diretta” non può coesistere per definizione con una ipotetica oppressione “inversa”: le due cose sono mutualmente esclusive.

Forse da qualche parte ci sono le discriminazioni contro i bianchi – anche se io non le ho ancora viste, e sono bianca. Ma utilizzare questo argomento per sostenere l’idea di una ipotetica oppressione inversa è una fallacia logica. Precisamente è detta argomento fantoccio e consiste nell’offrire un’interpretazione sbagliata della tesi che si vuole confutare per poi confutare la propria interpretazione.

Se riduci il sessismo, il razzismo – che sono forme di oppressione – a semplici discriminazioni – che sono solo una parte del complesso sistema dell’oppressione – allora è più facile sostenere che non sono solo alcuni gruppi ad essere discriminati. Ma stai confutando un’interpretazione del sessismo tutta tua, che non tiene conto degli aspetti sistemici, gerarchici e limitanti del sessismo, del sessismo istituzionale e della cancellazione sistemica.

#2 Il Diversivo Delle Discriminazioni Contro Gli Uomini

“Ma c’è la violenza contro gli uomini e anche gli uomini vengono discriminati”.

Sì. Ed è essenziale che tutti sappiano che chiunque può subire violenza di qualunque tipo – anche sessuale – a prescindere dal suo genere, orientamento sessuale, origini, ecc.

Ma questo esattamente che c’entra col fatto che il sessismo è l’oppressione delle donne?

Questa fallacia è detta ignoratio elenchi o “conclusione irrilevante” e “consiste nel presentare un argomento di per sé valido, ma fuori tema (cioè a sostegno di qualcosa di diverso da ciò che originariamente si cercava di dimostrare)”.

“Ma alle vere femministe importa degli uomini e delle discriminazioni contro gli uomini!”.

Certamente. Gli stereotipi offensivi verso gli uomini, i pregiudizi sugli uomini e le discriminazioni contro gli uomini sono tutte cose inaccettabili e dannose per tutti – uomini e donne – e di cui il femminismo si occupa (e chi meglio degli uomini femministi può farlo?).

La cosa problematica non è la menzione delle “discriminazioni contro gli uomini” ma il fatto che questa venga usata per implicare che sbagliamo a definire il sessismo come oppressione delle donne, perché il sessismo è proprio questo.

L’argomento delle discriminazioni contro gli uomini (come quello della violenza subita dagli uomini) è di per sé valido, ma non dimostra in alcun modo che il sessismo non è l’oppressione delle donne né dimostra che esista il sessismo verso gli uomini – per quel discorso dell’oppressione inversa.

#3 La Falsa Pista Della “Misandria”

Gli uomini hanno meno chance di ottenere la custodia dei figli in caso di divorzio a causa della “misandria”.

Questa fallacia è detta non sequitur o non causa pro causa, o anche “falsa pista” e “consiste nell’assumere illecitamente come causa qualcosa che non lo è”.

Gli uomini hanno meno chance di ottenere la custodia dei figli in caso di divorzio, perché – a causa del sessismo – le donne sono tradizionalmente viste come la figura genitoriale che si prende cura non solo dei bambini, ma anche della casa e del marito. La competenza professionale delle donne è tradizionalmente relegata all’ambito domestico.

Non a caso la professione dell’insegnante – soprattutto a un pubblico di bambini e fatta eccezione per i ruoli di leadership – è una delle poche in cui ci sono così tante donne; le donne sono incoraggiate a fare le insegnanti, le infermiere, le domestiche, e [inserisci professione che abbia a che fare col prendersi cura del prossimo in modo disinteressato].

Questo naturalmente implica che tutti gli altri ambiti della vita sono riservati agli uomini. Intendiamoci, non sto affermando che non esistono donne che fanno qualunque altra professione – non oserei mai e molte di loro sono i miei punti di riferimento – ma semplicemente che l’accesso a tutte quelle professioni è più difficile per le donne a causa di fattori sui quali non abbiamo alcun controllo.

E prima che qualcuno mi dica che “se una donna vuole davvero qualcosa ce la può fare”: so bene quanto le donne siano tenaci, capaci, intelligenti e professionali, le ammiro senza riserve. Ma non dovremmo dover fare di più degli uomini per avere accesso alle stesse opportunità e risorse.

E inoltre, nonostante le nostre notevoli capacità – che non sono in alcun modo inferiori a quelle degli uomini – non abbiamo ancora raggiunto molti traguardi proprio perché le forze che muovono il sessismo esulano dal nostro controllo.

Questa è oppressione. È – in parte – quello che intendiamo per sessismo istituzionale o strutturale. Da questo si può evincere quanto il sessismo sia limitante e sistematico e la sua natura gerarchica. Gli uomini hanno più facile accesso a quelle risorse e opportunità perché sono ritenuti più attendibili e più capaci e quindi migliori.

Per questo per gli uomini è più difficile ottenere la custodia dei figli in caso di divorzio – e non per via della “misandria”. Non voglio dire che questo sia giusto, scusabile o irrilevante: è un problema, merita attenzione e merita la ricerca di una soluzione; ma NON è causato dalla “misandria”, è uno dei modi in cui gli uomini soffrono a causa del sessismo – cioè dell’oppressione delle donne (quella “diretta”). E non è il caso di strumentalizzarlo per sostenere la tesi assurda dell’oppressione “al contrario”.

***

Quando parliamo di un tipo di oppressione con una persona che non lo vive, è umano che questa possa fraintendere e pensare che stiamo affermando qualcosa del tipo “taci, tu non sei oppressa-o, la tua vita è una passeggiata e non hai mai dovuto sudare per ottenere niente”.

In realtà sappiamo bene che la vita è difficile per tutti. Quando diciamo che gli uomini non sono oppressi dal sessismo non vogliamo dire che per gli uomini è tutto facile e non hanno alcun peso sulle loro spalle, vogliamo dire soltanto che non hanno questo peso, il peso (enorme) del sessismo con cui avere a che fare ogni giorno. E questo non vuol dire che non possano essere anche loro oppressi da altre forze (il razzismo, l’odio verso la comunità LGBTQIA+, verso i disabili, eccetera). Non vuol dire nemmeno che noi non abbiamo alcun privilegio – le donne possono essere caucasiche, fisicamente abili, tradizionalmente attraenti, cisgender, eccetera – ma solo che essere donna non è uno di questi.

Se a questo punto dovesse insorgere qualche altro “sì ma…”, allora direi di etichettarlo come fallacia dell’ignoranza invincibile e cambiare interlocutore.

[*Questa parola è inventata perché questo concetto non esiste].
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