Ecco Perché L’Oppressione Inversa Non Può Esistere (Non Importa Cosa Dice Il Merriam-Webster)

Originariamente pubblicato su Everyday Feminism, il 26-01-2015, da Melissa Fabello.

Ecco un argomento che tocca affrontare a quelli di noi – tutti noi – che fanno parte di movimenti che promuovono la giustizia sociale: l’argomento dell’uomo di paglia dell’oppressione inversa. Anche fra la bella gente che ha una “coscienza sociale”, questo discorso di tanto in tanto viene fuori.

“Sì, le donne nere sono belle – ma penso che intendi dire che tutte le donne sono belle”, dicono.

“Ma dire agli uomini di star zitti e seduti non è pure una cosa sessista?”, ponderano.

“Ma nel dizionario”, iniziano.

E noi – veterani nella guerra contro l’idea dell’oppressione inversa – sappiamo che la battaglia è già stata persa.

È difficile convincere qualcuno del fatto che non ha capito un concetto quando la sua stessa visione del mondo (per quanto sbagliata) dipende dall’esistenza del falso in questione.

Eppure, è vero che l’esistenza dell’oppressione inversa – tipo il “razzismo inverso”, il “privilegio femminile”, e (Dio mi aiuti) la “cisfobia” – è impossibile. Perché la natura stessa dell’oppressione ne impedisce l’esistenza.

Non credo che le persone che discutono dell’oppressione inversa siano ostinatamente ignoranti; credo che siano semplicemente in errore. E chi può biasimarli? Abbiamo tutti interiorizzato idee e valori oppressivi.

Dobbiamo essere in grado di perdonare noi stessi per questo e, invece di rimproverarci, impiegare le nostre energie per cambiare le cose.

Alcune persone hanno interiorizzato la nozione (oppressiva) che l’esperienza vissuta dell’oppressione sia di pubblico dominio e disponibile a tutti – ah, e in qualche modo invidiabile!?

E dobbiamo disperatamente, disperatamente distruggere questa idea.

Quindi iniziamo da qui.

Il Dizionario

Posalo. Chiudi quella finestra del browser. E per quelli di voi che so posteranno definizioni da dizionario nella sezione dei commenti prima ancora di aver letto l’articolo, voi – non ho niente da dirvi. Smettetela.

Il Merriam-Webster non è vostro amico oggi.

Il dizionario, per cominciare, è una risorsa trita e ritrita da usare quando si discutono argomenti complessi.

Puoi mostrarmi la definizione di “pianta” se vuoi, ma di sicuro questo non ti rende un botanico. Similmente, la definizione del tuo dizionario di “razzismo”, ad esempio, non ti rende un esperto di sociologia.

E non sto dicendo che chiunque appartenga al movimento per la difesa della giustizia sociale sia un esperto – anche se, ovviamente, alcuni di noi lo sono – ma quelli di noi che si sono impegnati per smantellare il sistema di privilegi in cui viviamo e disimparare le socializzazioni che ci sono state inculcate traggono le loro informazioni dai grandi – non dal dizionario.

Il dizionario non è Kimberlé Crenshaw. Il dizionario non è Derrick Bell o Patricia J. Williams o Mari Matsuda.

Vuoi una definizione facile, superficiale di “razzismo” per sostenere il tuo punto di vista infondato? Guarda il dizionario. Ma se vuoi applicare la lente della Teoria Critica della Razza a una conversazione sul potere e l’oppressione, studia le opere più influenti delle persone di cui sopra – o almeno qualche opera minore!

Il dizionario è un ottimo strumento.

Diavolo, io uso il dizionario continuamente perché confondo sempre “insure” ed “ensure”, e voglio sempre usare parole ricercate senza sapere davvero se hanno senso nel contesto.

E questo è il motivo per cui c’è il dizionario – per darti una definizione veloce e grossolana su cui lavorare.

Ma il dizionario non ha profondità.

Il dizionario è la me giovane quando mi chiedevano di parlare di argomenti che conoscevo appena,  ma su cui volevo disperatamente avere un’opinione: farfugliavo, cercavo di trovare un senso, ma avevo solo un paragrafo – quando lo avevo! – di informazioni con cui arrangiarmi.

Non è incisivo.

Il dizionario ti dirà che puoi combinare il blu e il rosso per ottenere il viola. Ma chiedi a un’artista visivo di spiegarti il concetto di “viola” e ti lascerà senza parole.

E non pensi che un concetto come l’oppressione meriti lo stesso rispetto?

Fra l’altro, voglio confidarti un segreto sul dizionario: è, di per se stesso, una forza oppressiva. Tutte le risorse che hanno a che fare con “le regole” del linguaggio lo sono.

Anche se i più vecchi dizionari risalgono alla Mesopotamia (chi è sorpreso? Mostrami qualcosa che non risale alla Mesopotamia), il primo dizionario Inglese fu creato nel 1604 da un tizio di nome Robert Cawdrey – un uomo bianco.

E poiché non voglio annoiarvi a morte con la storia della lingua Inglese (anche se lo farei di sicuro se voleste), ve la faccio breve:

Ogni pietra miliare della creazione del dizionario Inglese fu creata da (già) un tizio bianco – alla ricerca di uno “standard della nostra lingua…in senso superiore”, che a me suona tendenzioso.

E lo so perché è una parte importante dell’inesistenza dell’oppressione inversa, ci sono persone in giro che si lamentano di cose del tipo “che c’è di così sbagliato negli uomini bianchi?”.

Quindi lascerò che sia la brillante oltre ogni immaginazione Audre Lorde a spiegare perché non ha il minimo senso usare una risorsa creata da forze oppressive per chiarire il concetto di oppressione: “gli strumenti del padrone non demoliranno mai la casa del padrone”.

La Gerarchia

Ora che sappiamo meglio cosa l’oppressione non è, parliamo di cos’è l’oppressione, piuttosto.

Vedete, il problema con la definizione del dizionario di “sessismo”, ad esempio, è che postula che il sessismo sia “pregiudicare, stereotipare, o discriminare…sulla base del sesso” o “il trattamento ingiusto delle persone per via del loro sesso”.

Ora, la cosa buona è che il dizionario sta iniziando a comprendere la nozione che, in generale, il sessismo si verifica contro le donne (e dico “in generale” non per inferire che sia possibile essere sessisti contro gli uomini, ma piuttosto che il sessismo influenza anche le persone trans e gender non-conforming) – e le definizioni stanno iniziando a riflettere questa cosa.

Ma quello che al dizionario – e a molte persone che fanno questo discorso – sfugge è che il sessismo non è solo pregiudicare, stereotipizzare, e discriminare (anche se tutte queste cose sono decisamente negative).

Il sessismo è una forma di oppressione.

Se ci pensate in termini di gerarchia, vedrete che sì, tutte le persone possono essere ridotte a degli stereotipi (assunzioni che tutte le persone di un gruppo siano simili), ai pregiudizi (avversione per un gruppo basata su quegli stereotipi), e alle discriminazioni (negazione dell’accesso a risorse sulla base di quei pregiudizi).

Però, solo le persone oppresse subiscono tutto questo e la violenza istituzionalizzata e la cancellazione sistematica.

Vedete, questo è il motivo per cui non è possibile essere sessisti contro gli uomini.

Perché potete stereotipizzare gli uomini. E potete avere pregiudizi nei confronti degli uomini. E potete anche discriminare gli uomini. E niente di tutto questo è accettabile! Ma l’oppressione – poiché è istituzionalizzata e sistematica – sta su un altro piano.

Permettetemi di spiegare – ricorrendo a un articolo che ho scritto sul privilegio dei magri e a una risorsa che ho utilizzato in quel contesto.

“L’oppressione”, ho scritto in quell’articolo, “è un tipo peculiare di problema”. E ci sono 4 motivi per cui lo è.

1. È Pervasivo

È intessuto negli organi istituzionali, ed è integrato nella coscienza individuale.

Non si tratta di una persona che fa la stronza con un’altra. Non si tratta di una donna che fa battute “misandre” su Twitter. Non si tratta di quella volta che hai visto un poliziotto nero fermare un uomo bianco senza una ragione apparente.

Si tratta di un valore culturale che è sistematico perché esiste all’interno della struttura stessa della nostra società ed è messo in pratica (per quanto spesso inconsciamente) proprio nelle istituzioni di cui ci hanno insegnato a fidarci – sapete, come l’elitario dizionario scritto dal maschio bianco cisgender.

Si tratta di un’ottica che è così profondamente integrata nelle nostre menti che ci comportiamo di conseguenza senza pensarci.

Si tratta di una forza che ci circonda e influenza le nostre relazioni con noi stessi e con gli altri.

Ad esempio, guardate cosa succede se fate una battuta “sessista” sugli uomini. Quanti uomini accorreranno per difendere l’idea che #NonTuttigliUomini fanno quella cosa? Ma se fai una battuta sessista sulle donne, quanti di quegli uomini accorreranno in difesa delle donne?

Anzi, quante donne accorreranno in difesa delle donne? E a quante di quelle poche donne che lo faranno sarà detto che “non sa accettare una battuta”?

Le persone sono più portate ad essere complici di fronte a una battuta sessista perché la convinzione culturale che le donne siano qualcosa da deridere è molto diffusa.

2. È Restrittivo

Cioè, i limiti strutturali modellano significativamente le opportunità della vita di una persona e le sue aspettative in modi che esulano dal controllo individuale.

Dai un’occhiata a questi esempi di privilegio maschile, privilegio bianco, privilegio Cristiano, privilegio eterosessuale, e privilegio dei magri.

Per il fatto di non aver accesso a questi privilegi, le vite delle persone oppresse sono limitate.

Le donne, ad esempio, rischiano di crescere nella convinzione che il loro valore sia strettamente connesso alla loro bellezza – che non importa quanto siano intelligenti, di successo, o esperte, le loro vite saranno comunque confinate dal loro sex appeal.

Volete un esempio davvero azzeccato dei modi in cui la vita delle persone oppresse è limitata? Date un’occhiata al canale scuola-prigione, solo uno dei molti, orribili modi in cui il complesso carcerario industriale limita le vite delle persone di colore.

Nel frattempo, nella maggior parte degli stati, le coppie dello stesso sesso non possono ancora adottare bambini senza andare da un giudice per ottenere la sua approvazione – il che è completamente al di fuori del loro controllo.

E in molti casi, le persone trans e gender non-conforming non possono usare un bagno pubblico in modo sicuro, senza rischi e senza domande. Altro che restrizioni!

Potrei andare avanti, ma adesso capite, giusto?

3. È Gerarchico

Cioè, l’oppressione definisce un gruppo “migliore” di un altro.

I gruppi dominanti o privilegiati beneficiano, spesso inconsciamente, della sottrazione di potere ai gruppi subordinati o vessati.

Come persona magra, ad esempio, e quindi persona che non è oppressa dalla grassofobia, un facile esempio è il fatto di non essere scartata come potenziale partner.

Avete mai dato un’occhiata alla sezione degli annunci personali su craigslist? Io sì. (Giuro che era per un compito assegnatomi alla specialistica). E non ricordo di aver mai visto una clausola “NIENTE TIPE MAGRE”. Ma “NO BBW*”? È scritto dappertutto.

Questo è un modo in cui io traggo vantaggi dalla discriminazione dei grassi.

Potete anche considerare i modi in cui il colorismo (o “shadeism”**) influenza le comunità di colore, se volete vedere la gerarchia dell’oppressione all’opera.

A causa della supremazia dei bianchi e degli effetti persistenti del colonialismo, le persone con la pelle più chiara sono considerate più attraenti – il che facilita anche altre associazioni positive, come il benessere economico e l’intelligenza.

Ma affinché un gruppo possa stare in cima, molti altri devono restare al di sotto.

Questa è oppressione.

4. Il Gruppo Dominante Ha il Potere di Definire la Realtà

Cioè, loro determinano lo status quo: cosa è “normale”, “reale”, o “corretto”.

Considerate il mio esempio del dizionario di prima: se gli uomini bianchi hanno il potere di definire i confini del nostro linguaggio comune, allora sono responsabili di quell’aspetto della nostra realtà.

Un altro enorme aspetto di questo problema è la carenza di rappresentazioni variegate nei media.

Se sei un bambino disabile che sta crescendo e guarda la tv, e tutto ciò a cui sei esposto tutto il tempo sono persone abili che rappresentano la norma, cosa ti insegna questo sulla tua esistenza?

Inoltre, se gli uomini hanno il controllo dei media (e ce l’hanno – oltre il 95% degli incarichi di rilievo nei media appartengono agli uomini), come influenza questo le storie sulle donne?

Se i racconti sulle donne sono controllati dagli uomini, quello che viene raccontato sulle donne è davvero accurato – o è un modo per definire (e confinare) la femminilità “corretta”, “normale”, “vera”?

Che un gruppo abbia l’opportunità di definire il mondo è un sacco di potere.

E il potere è l’altra faccia dell’oppressione.

***

Quando le persone che detengono il potere sono stereotipizzate o discriminate – per quanto sia orribile – non è il risultato di un soggiogamento, a prescindere da cosa dica il dizionario. Questi atteggiamenti negativi verso le persone privilegiate non sono pervasivi, restrittivi o gerarchici.

Il che vuol dire che loro non hanno niente da rimetterci se le parole, le azioni, o le credenze di qualcuno sono offensive – o anche nocive.

E questa è una differenza significativa.

L’oppressione non può esistere senza la forza di un potere dietro. E questo è precisamente il motivo per cui l’idea che un gruppo dominante possa essere soggiogato è così risibile – perché quale forza c’è dietro?

Dobbiamo parlare dei modi in cui le persone elaborano le loro esperienze. Ma quando cerchiamo di farlo tracciando false equivalenze fra più esperienze, non possiamo capirne le differenze, e questo non aiuta nessuno – nemmeno l’uomo di paglia.

[*BBW: Big Beautiful Women, “Donne Grosse e Belle”]
[** da ‘shade’=ombra, sfumatura, indica la preferenza per persone dalla pelle più chiara]

_________________________________________________________________

Melissa A. Fabello, Caporedattrice di Everyday Feminism, è una sostenitrice dell’accettazione corporea e un’esperta di sessualità che vive a Filadelfia. Le piacciono le giornate di pioggia, i tatuaggi, lo Yin Yoga, e Jurassic Park. Ha conseguito un B.S. in English Education alla Boston University e un M.Ed. in Human Sexuality alla Widener University. Attualmente sta lavorando al suo PhD. Può essere contattata su Twitter @fyeahmfabello.

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