3 Miti Sul Femminismo

Fare coming out come femminista non è una passeggiata. Le persone hanno molte opinioni sul femminismo e sui femministi, la maggior parte delle quali non sono lusinghiere. Questo non è sorprendente se si considera che il femminismo mina le basi di un sistema di oppressione del quale beneficiano alcuni ai danni di altri, quindi è naturale che i primi, consapevolmente o meno, si sentano offesi e impauriti da quella che percepiscono come un’incombente minaccia. Quello che invece è sorprendente è che spesso anche quegli altri vedano il femminismo come una minaccia, un movimento aggressivo e non necessario.

Infatti il patriarcato per poter sopravvivere ha bisogno di raccontarci diverse bugie, come il fatto che l’uguaglianza grosso modo è già stata raggiunta, il femminicidio è il risultato di atti isolati di follia (“raptus” di qualche tipo), se esiste ancora qualche forma di sessismo si trova in qualche luogo lontano nell’emisfero meridionale o da qualche parte ‘lì fuori’ e quindi non ci riguarda, il femminismo non è necessario, le femministe sono aggressive, irrazionali e agitate per natura e si offendono per ogni piccola cosa, è bene diffidare delle donne femministe perché probabilmente sono delle pazze estremiste che odiano gli uomini.

Queste bugie non vengono insegnate isolatamente alle persone di un genere, ad esempio gli uomini, ma vengono diffuse in modo pervasivo, così che tutti possano apprenderle, attraverso strumenti, come i media, che non potrebbero farlo meglio. Se le donne fossero immuni dal patriarcato, infatti, distruggerlo sarebbe molto facile, perché oltre il 50% dell’umanità non avrebbe pregiudizi di sorta. E poiché sono le donne ad essere discriminate, è più probabile che siano le donne a rendersi conto del problema e cercare di affrontarlo. È dunque essenziale perché lo status quo resti tale che tutti, soprattutto le donne, prendano le distanze dal femminismo, onde evitare che possano contribuire significativamente a distruggere il patriarcato. Da qui i miti antifemministi.

Penso quindi che sia importante guardare più da vicino alcune delle idee tanto diffuse sul femminismo e sulle femministe per capire se hanno un qualche fondamento o meno (spoiler: non ne hanno quasi mai).

#1  Le femministe sono arrabbiate col mondo

Una delle cose che ci si sente dire più frequentemente quando si fa coming out come femminista è “non esagerare”, oppure “se non sei estremista va bene”, “io condivido l’idea della parità ma non deve degenerare”, “questa cosa ti farà arrabbiare”, “ti dico una cosa, ma non ti arrabbiare”.

Ammetto subito che in questo mito c’è un fondo di verità. Un piccolissimo, trascurabile fondo di verità. Nel caso qualcuno (voi uomini bianchi cisgender eterosessuali) non l’avesse ancora notato, appartenere a un gruppo di persone che per un motivo o per un altro viene discriminato non è una bella esperienza.

Se non vuoi convivere con un odio inconsapevole per te stessa (misoginia internalizzata), è il caso di farsi una cultura sul femminismo e imparare a individuare come e dove si manifesta il sessismo (altro spoiler: ovunque, in tutti i modi), ma intendo saperlo riconoscere con una certa precisione. D’altra parte, quando impari a fare questa cosa, ti ritrovi ad aver sbattuto in faccia il sessismo diverse decine di volte al giorno, anche con violenza. Accendi la TV e vedi quasi esclusivamente uomini bianchi, quando ti va bene e non becchi la pubblicità – dove vengono proposte figure di donne inesistenti nel mondo reale. Quando esci, al posto di camminare, corri perché non hai voglia di raccogliere altri dati sul fenomeno del catcalling al momento e se corri sarai esposta meno a lungo. Oppure esci la sera e ti chiedi se tornare a casa a piedi da sola sia sicuro visto che quella strada è piuttosto deserta e a volte per sbaglio guardi il telegiornale.

Tutto questo è stressante, il sessismo è stressante e potenzialmente lesivo della salute mentale di tutti – soprattutto i discriminati, se non si attuano delle strategie per imparare a gestirlo nella vita quotidiana. E anche questo non è semplice. Quindi, per quanto una persona possa essere campionessa mondiale nella sottile arte della regolazione emotiva, a volte può capitare di arrabbiarsi.

Il problema è che da questa affermazione al mito secondo cui le femministe ce l’hanno col mondo la strada è parecchio lunga. Prima di tutto, a tutti capita di arrabbiarsi, e alle femministe non capita più degli altri, capita semplicemente per motivi diversi. In secondo luogo, non c’è niente di male ad arrabbiarsi, c’è di male ad essere violenti, e quello della violenza non è un problema legato al femminismo ma piuttosto alla misoginia e alle discriminazioni, che sono le cose contro cui il femminismo lotta.

Il patriarcato ama rigirare frittate, e questo è un tipico esempio di come lo fa. Quelli arrabbiati sono i misogini, non le femministe. Nel termine misoginia è persino inclusa la parola odio, femminismo invece sta per difesa dell’uguaglianza sociale, politica ed economica di tutte le persone.

Le femministe non sono pazze omicide e nemmeno persone violente, sono persone che lottano per la difesa dei diritti umani e si arrabbiano quando viene loro ricordato che c’è bisogno di farlo, perché altrimenti non li difenderà nessuno. Superiamo quindi questa idea della rabbia nel sangue delle femministe, perché non esiste. Come tutti, anche noi femministe siamo persone e proviamo tutte le emozioni che le persone possono provare, questo è quanto.

#2  Le femministe sono spesso estremiste

Molti (troppi) dicono di non essere antifemministi, ma. Il che è più o meno come dire “io non sono razzista, ma”. Queste persone essenzialmente sostengono che il femminismo va bene, ma non troppo, e sarebbe meglio se si chiamasse in un altro modo… e se fosse un’altra cosa. Il problema di questa mentalità è che si fonda su una convinzione sbagliata, quella che il femminismo abbia lo scopo di imporre la supremazia delle donne in tutto il mondo. Il femminismo consiste nella difesa dell’uguaglianza sociale, politica ed economica di tutte le persone; per definizione, non c’è niente di estremo in questo.

“Sono femminista” – “Ok ma sei una di quelle radicali?”. Questo è l’atteggiamento di chi presuppone, per i suoi pregiudizi appresi dal patriarcato, che il femminismo sia troppo spinto, eccessivo, estremo di default, e che quindi per essere accettabile debba subire qualche modifica in modo da diventare più moderato. L’idea è che essere femminista è accettabile, ma a delle condizioni. Puoi essere femminista, ma devi precisare che prendi le distanze da una certa corrente femminista presumibilmente aggressiva e violenta, della quale però non si sa molto. Queste persone, infatti, non specificano mai da chi, esattamente, o da cosa, in quanto femminista, è importante distanziarsi.

È interessante che per etichettare le femministe come delle estremiste venga utilizzato così spesso il termine radicale. Eppure radicale vuol dire soltanto “che concerne le radici, l’intima essenza di qualche cosa”, almeno secondo la Treccani, e mi auguro che tutti possano concordare su questo. In ambito politico, col termine radicale sono stati definiti “vari partiti europei dell’ultimo Settecento, dell’Ottocento e moderni, come l’attuale Partito r. italiano (ricostituito nel 1956), di matrice laica e pacifista, che ha assunto negli ultimi decenni posizioni più intransigenti, distinguendosi per la battaglia in difesa dei diritti civili e delle libertà individuali, per il ricorso alla prassi della non violenza e a forme spettacolari di azione politica”.

Sembra, dunque, che l’utilizzo del termine radicale con un’accezione negativa per connotare le femministe, sia, in fin dei conti, improprio. C’è differenza fra eccessivo e pericoloso da una parte e radicale, intransigente dall’altra.

L’uguaglianza sociale, economica e politica di tutti gli esseri umani è un concetto radicale. E noi femministi siamo irremovibili a proposito dell’uguaglianza. Ma non siamo esagerati, né tanto meno aggressivi o violenti.

#3 Le femministe odiano gli uomini

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Foto di William Stitt (unsplash.com)

No. Le femministe non hanno sentimenti verso gli uomini diversi da quelli che hanno verso le persone di qualunque altro genere (già, ce ne sono più di due).

Questo argomento, come spiega Riley J. Dennis in questo video, è una fallacia logica, “che consiste nel confutare un argomento proponendone una rappresentazione errata o distorta”. Per definizione, il femminismo difende l’uguaglianza di tutte le persone – e gli uomini rientrano nella categoria persone.

Detto questo, le persone sono tante e diverse e ognuno può definirsi come vuole e comportarsi come vuole, e nessuna legge impone l’obbligo che ci sia una coerenza di fondo fra le due cose. Questo vuol dire che una persona può legalmente essere incoerente, e anche se non fosse legale, l’incoerenza esisterebbe comunque. Alcuni razzisti dicono di essere antirazzisti, alcuni omofobi si dicono attivisti, ci sono uomini che si definiscono femministi per fare colpo su qualcuno o semplicemente perché questo li fa sentire persone migliori quando in realtà sono misogini potenzialmente o effettivamente violenti, animalisti che abbandonano o maltrattano gli animali… la lista è infinita.

Ma per qualche motivo (spoiler: misoginia) l’idea che possano esistere ‘femministe’ che odiano gli uomini è la più interessante e popolare di tutte. Anche gli uomini possono dirsi femministi e odiare le donne ma nessuno per questo motivo va in giro dicendo “i femministi odiano le donne”.

Poiché viviamo in una società misogina, inoltre, è molto probabile che il numero di uomini che odiano le donne sia sproporzionato rispetto al numero di donne che odiano gli uomini – basti pensare al numero di uomini che odiano le donne così tanto da ammazzarle con le loro stesse mani. È dunque presumibile che il numero di uomini che si definiscono femministi e odiano le donne sia anch’esso maggiore del numero di donne che si definiscono femministe e odiano gli uomini. O, se non altro, non abbiamo dati che provano che ci siano così tante donne che si definiscono femministe e odiano gli uomini da giustificare questo mito trito e ritrito.

L’affermazione “le femministe odiano gli uomini”, per quanto ne sappiamo, non è in alcun modo più valida dell’affermazione “gli animalisti maltrattano gli animali”: non so, sicuramente alcuni, da qualche parte, che brutta cosa, non dovrebbero definirsi animalisti! Ma non per questo è il caso di andare in giro a denigrare l’animalismo come movimento e gli animalisti in generale.

Non lasciamo che questi miti abbiano l’effetto desiderato, ovvero quello di distogliere la nostra attenzione dai problemi reali e allontanarci dalle possibili soluzioni di questi problemi.

Ognuno ha il diritto di farsi un’idea del femminismo basata sulla sua esperienza e sui suoi studi, senza l’influenza di assurdi cliché e stereotipi offensivi.

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