5 Motivi Per Cui L’Obesità Non È Una Piaga Sociale, L’Obesofobia Invece Sì

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“Rochelle Nicole” by Unsplash

Fin troppe volte mi è capitato di sentire frasi del tipo “l’obesità è un fattore di rischio delle malattie cardiovascolari e del diabete”, “le persone con indice di massa corporea superiore a 25 hanno un’aspettativa di vita ridotta”, o più semplicemente “di obesità si muore”, e “i femministi non possono dire alle persone grasse che vanno bene e di amare il proprio corpo perché non sono in salute”, eccetera.

Sono a conoscenza della corrente di pensiero principale circa l’ “obesità” e anche delle tendenze dominanti della ricerca scientifica in materia. Quello che molti ignorano, invece, è il fatto che esista un filone della letteratura scientifica realizzato da ricercatori che hanno affrontato la questione con lo stesso metodo scientifico ma senza pregiudizi di sorta e sono arrivati a conclusioni diverse.

Ecco, dunque, 6 motivi per cui la piaga sociale non sono le persone grasse, ma quelli a cui le persone grasse fanno schifo e quelli che dicono loro di dimagrire “per il loro bene” (indizio: le due categorie di solito coincidono).

1. Perché la scienza la fanno le persone, e le persone hanno bias impliciti

Personalmente sono grande fan della scienza e del metodo scientifico e penso che sia in assoluto la risorsa più attendibile di cui disponiamo. Dopotutto, la scienza si basa sull’osservazione dei fatti, che di sicuro sono più attendibili delle impressioni delle persone.

Eppure sono le persone ad osservare ed interpretare quei fatti, e le persone hanno bias impliciti – ovvero pregiudizi dei quali non sono consapevoli. Questa non è una forma di nichilismo secondo cui niente è attendibile, non c’è nessuna certezza e tanto vale suicidarsi in massa. Molti fatti sono stati scientificamente provati in maniera definitiva (come l’evoluzione, il fatto che l’universo si sta espandendo, ecc.) e molti studi scientifici sono utili e accurati.

Alcuni, tuttavia, non lo sono. Studi mostrano – come Melissa Fabello sottolinea in questo articolo di Everyday Feminism – che “tutti, dai medici agli infermieri agli psicologi – anche quelli specializzati nello studio dell’obesità – hanno interiorizzato bias impliciti sul peso, il che implica che sono predisposti ad associare il grasso con la cattiva salute”.

Ma la scienza si basa sull’oggettività, quindi capite bene che avere bias impliciti sull’oggetto del proprio studio non è esattamente il presupposto ideale per ottenere risultati scientificamente accurati.

D’altra parte, un tempo esistevano studi che “confermavano” l’idea che gli uomini fossero più intelligenti delle donne e i caucasici degli afroamericani; l’omosessualità era inclusa nel DSM e il termine ‘isteria’ indicava “una tipologia di attacchi nevrotici molto intensi, di cui erano generalmente vittime soggetti femminili”.

2. Perché l’essere “sovrappeso” non è una condanna a morte

Uno studio condotto su 11.326 canadesi adulti per 12 anni ha mostrato un aumentato rischio di mortalità nei magri e negli “obesi di classe II”. Per quanto riguarda le persone “sovrappeso” è stato osservato invece un ridotto rischio di mortalità per tutte le cause. “Nessun aumentato rischio di mortalità è stato associato all’obesità di classe I”.

In un altro studio, gli autori si chiedono “se la corrente categoria degli individui ‘sovrappeso’ non sia quella ottimale”.

Un altro studio condotto su 26.747 giapponesi per 11 anni ha evidenziato un incremento della mortalità per gli individui appartenenti ai gruppi “sottopeso” e “normopeso”; nessun incremento per gli uomini “sovrappeso” e “obesi” e per le donne “sovrappeso” e un “leggero incremento” per le donne “obese”.

In questo articolo del New York Times si riporta che un gruppo di ricercatori del Centro per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie ha osservato che nel 2004 ci furono, negli USA, più di 100.000 morti in meno fra le persone “sovrappeso”, “di quanto ci si sarebbe aspettati se quelle persone fossero state normopeso“.

“Se […] vi sentite bene e fate abbastanza attività fisica e se il vostro medico è soddisfatto delle vostre analisi di laboratorio e altri risultati di test, non sono sicuro ci sia alcuna urgenza di modificare il vostro peso” dice il Dr. Mitchell Gail (uno scienziato del National Cancer Institute e uno degli autori dello studio), come si legge nell’articolo, precisando che si tratta di una sua “opinione personale in quanto medico e ricercatore”.

3. Perché la comunità scientifica non è unanime sul fatto che ci sia un’epidemia globale

“E se la cosiddetta ‘epidemia dell’obesità’ fosse largamente illusoria?” scrivono gli autori di un articolo del Giornale Internazionale dell’Epidemiologia.

A quanto pare, la maggior parte delle persone nelle categorie “sovrappeso” e “obeso” hanno adesso una massa corporea “solo leggermente maggiore di quella che loro o i loro predecessori mantenevano una generazione fa” e solo le persone già molto grasse sono davvero aumentate di peso. “In altre parole stiamo osservando delle lievi variazioni, più che delle allarmanti epidemie“.

Il biologo Jeffrey Friedman ce lo spiega con questo esempio, tradotto dall’articolo: “Immaginiamo che il QI medio fosse 100 e il 5% della popolazione avesse un QI di 140 e fosse considerata geniale. Ora poniamo che l’istruzione migliori e il QI medio salga  a 107 e il 10% della popolazione abbia un QI di 140. Ci sono due modi di presentare questi dati. Si potrebbe dire che il QI medio è salito di 7 punti o che a causa del miglioramento dell’istruzione il numero di geni si è raddoppiato. L’intero dibattito sull’obesità è equivalente al trarre conclusioni sui programmi di istruzione nazionali dal fatto che il numero di geni è raddoppiato.”

In definitiva, come si evince da più studi condotti dal NHANS, almeno negli Stati Uniti (che tanti vedono come una nazione di obesi in crescita che si auto-condannano a morte ogni giorno) la relazione tra il BMI e la mortalità  è a forma di U: un BMI troppo alto, tanto quanto uno troppo basso aumenta il rischio di morte prematura, appartenere al gruppo dei “sovrappeso” dunque, non lo aumenta.

4. Perché correlazione e causalità sono due cose diverse

Sebbene ci venga costantemente ricordato, dai media e dai nostri amici e parenti filantropi, che l’obesità è un fattore di rischio di una serie di malattie, non è ancora stato spiegato come esattamente il grasso (o quello in eccesso) possa causare queste malattie. In effetti, non c’è alcuna evidenza del fatto che il grasso causi alcuna malattia.

Eppure sappiamo che ci sono alcune malattie che sono più comuni nelle persone più grasse.

Come spiegano brillantemente (ancora) Melissa Fabello e Linda Bacon in questo articolo, “c’è anche una maggiore incidenza di morti per annegamento in posti dove si vendono più gelati” (indizio: in spiaggia).

Questo significa, semplicemente, che causalità e correlazione non sono sovrapponibili, perché, mentre la prima è indubbia, la seconda è controversa e può essere fuorviante. Se è stato provato che A causa B, A causa B. Se è stato provato che A e B sono correlate, non vuol dire che A causi B ed è possibile che C – che per caso è correlato ad A – sia la vera causa di B.

Ad esempio, sappiamo che i raggi UV possono causare un melanoma. Non solo c’è una correlazione tra i raggi UV e il melanoma, ma sappiamo per certo che i raggi UV possono causarlo, perché causano delle mutazioni nel DNA delle cellule dell’epidermide che ne alterano il ciclo cellulare portandole a duplicarsi in maniera incontrollata (melanoma).

Sappiamo che l’obesità è correlata ad alcune malattie, ma non sappiamo né come né perché e di certo non possiamo dire che ne sia la causa.

Visti i messaggi semplicistici quando non inesatti ai quali siamo esposti, è facile pensare, ad esempio, che l’obesità è correlata al diabete perché causa insulino-resistenza. In realtà però l’obesità è correlata al diabete e all’insulino-resistenza. Questa può essere causata da difetti della molecola dell’insulina dovuti a mutazioni geniche, diminuzione del numero dei recettori dell’insulina (diminuita sensibilità), anomalo accoppiamento fra recettore e insulina (diminuita capacità di risposta), elevate concentrazioni ematiche degli antagonisti dell’insulina (fra cui anche gli ormoni dello stress, adrenalina e cortisolo).

Non sappiamo se e come il grasso possa causare questi fenomeni. E l’idea che questo sia improbabile non è così rivoluzionaria. Si è visto infatti che donne che si sono sottoposte a liposuzioni rilevanti non hanno presentato alcun cambiamento positivo del loro stato di salute in seguito all’intervento.

Si è visto, inoltre, che alcuni tipi di grasso – come il grasso sottocutaneo situato al livello delle anche e delle cosce – sono associati a più bassi livelli ematici di trigliceridi e colesterolo HDL (quello buono). Ironicamente questo è anche detto il grasso “ginoide” perché è più comune nelle donne, che sono anche la parte della popolazione che si preoccupa di più del proprio peso.

Il problema degli studi statistici che associano il grasso alle malattie di cui sopra (malattie cardiovascolari, diabete, ecc.) è che non tengono conto di possibili fattori di confondimento, implicando una relazione causale fra le due cose a fatti inesistente. Alcuni di questi fattori potrebbero essere le diete e le variazioni di peso (dovuti ai fallimenti delle diete), che aumentano i livelli di cortisolo – più in generale, lo stato di infiammazione dell’organismo, fattori che possono causare insulino-resistenza, fra le altre cose.

Le persone grasse sono, fra tutte, quelle che più iniziano diete e subiscono variazioni di peso, quindi nella ricerca di possibili relazioni fra obesità e malattie è essenziale escludere questi fattori, perché è verosimile che siano quelli a causare le malattie, e non l’obesità in sé.

5. Perché le discriminazioni danneggiano la salute delle persone

Se c’è qualcosa che di certo influenza negativamente la salute delle persone, sono le discriminazioni. Le persone grasse – soprattutto i giovani e soprattutto le donne – sono costantemente esposte all’idea (infondata) che i loro corpi sono schifosi e malsani, la loro aspettativa di vita sotto la media, e tutto questo è colpa loro.

Lavandosi le mani di tutti i possibili fattori genetici che spiegano il grasso ‘di troppo’, i media e le persone attribuiscono l’obesità alla scarsa autostima, rispetto di sé, informazione o determinazione delle persone grasse. Eppure ad essere poco informati sono loro, perché non sanno che è statisticamente provato che le diete non aiutano a perdere peso a lungo termine, e che l’idea che perdere peso possa effettivamente apportare qualche beneficio è largamente discutibile.

È indiscutibile invece, che tutto questo è stressante per le persone grasse, e lo stress cronico non fa bene alla salute – ironicamente è anche fra le possibili cause dell’insulino-resistenza, della steatosi epatica e delle malattie cardiovascolari.

“Basti pensare che dei ricercatori hanno visto che il livello di insoddisfazione del proprio corpo è un migliore indicatore della salute psicofisica di una persona rispetto al tanto citato BMI (che, comunque, è una gran cazzata)”, come sottolineano Melissa Fabello e Linda Bacon in Everyday Feminism.

Cose tipo l’autostima, l’amor proprio e la salute mentale hanno un’importanza gravemente sottovalutata dai nostri amici e parenti “preoccupati” per la salute delle persone grasse. La salute mentale è importante tanto quanto la salute fisica, e i consigli non richiesti, i giudizi gratuiti – espressi con parvenza di cordialità o senza mezzi termini in forma di insulti, e gli sguardi paternalistici o spregevoli non hanno mai fatto bene alla salute mentale (e di conseguenza fisica) di nessuno.

Quindi se il fatto non è che siete obesofobici ma siete davvero preoccupati, tenere in considerazione la sfera emotiva della persona con cui state parlando è un buon inizio.

 

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